Autore: Alberto Cossu – 05/04/2025
LA GEOPOLITICA DELL’ACQUA – IL BRAHMAPUTRA E IL POTERE CINESE SUI FIUMI TIBETANI
Alberto Cossu
Il fiume Brahmaputra, maestosa arteria vitale che serpeggia nel cuore dell’Asia, nasce dalle gelide vette dell’Himalaya tibetano per poi snodarsi attraverso Cina, India e Bangladesh, fino a sfociare nel Golfo del Bengala. Conosciuto con diverse denominazioni lungo il suo percorso – Yarlung Tsangpo in Tibet, Siang e Brahmaputra in India, e Jamuna in Bangladesh – questo fiume transfrontaliero rappresenta una fonte di sostentamento cruciale per centinaia di milioni di persone. Il Brahmaputra è un fiume sacro che ha una notevole valenza culturale in India. Il suo nome vuol dire figlio di Brahma ed è l’unico ad essere denominato al maschile mentre tutti i fiumi in India sono indicati al femminile. Questo per significare la sua imponenza e forza con la quale si precipita nel Gange per poi formare uno dei delta più grandi al mondo.
Ma la Cina ha ambiziosi piani di sviluppo infrastrutturale lungo il suo corso superiore, in particolare la costruzione di dighe su larga scala. Tali progetti stanno destando preoccupazioni significative nelle nazioni a valle, in primis India e Bangladesh, in merito alla sicurezza idrica, all’equilibrio ecologico e alle delicate dinamiche di potere regionali. La gestione delle acque del Brahmaputra si è così trasformata in un intricato nodo geopolitico in cui si scontrano da un lato le aspirazioni energetiche della Cina legate a ragioni di sviluppo economico e dall’altra le preoccupazioni di India e Bangladesh per l’impatto sul vasto ecosistema a valle e sui timori che la Cina possa diventare un regolatore delle acque con un impatto geopolitico di notevole ampiezza.
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